lunedì 28 dicembre 2009

Lo spirito di Natale

Lo spirito fa la differenza. Sempre.
Lo spirito con cui si affronta una grande prova determina da subito la riuscita o la disfatta della stessa. Se abbiamo voglia di essere lì in quel momento riusciremo ad arrivare alla fine, altrimenti non c' è condizione fisica che tenga, non ce la faremo.
Lo stesso vale per una piccola prova; possiamo uscire e saltare in sella per percorrere lo stesso anello già fatto un milione di volte e renderlo una routine, oppure affrontarlo con uno spirito differente, pedalando come un guerriero zen alla costante ricerca di qualcosa, come un monaco che cerca la sua illuminazione seduto per ore a meditare nello stesso luogo, consapevoli che prima o poi l' asfalto ci darà una risposta.

La bicicletta pulita e ingrassata, un nuovo portaborraccia e il mio bel cappellino Rapha da provare.
Questo basta a rendermi felice in una giornata di freddo inverno e mi da la scusa per uscire e passare un paio d' ore in sella. Niente di speciale, niente cose estreme con chilometraggi esasperati, quelle verranno più avanti, c' è tempo.
Si va a Santa Massenza e si torna. Io e la Vale. 50km. Stop.
Ma i posti sono così belli che meritano sempre. E così cerchiamo delle piccole varianti nel percorso per modificarlo un po': passiamo dietro Dro invece di fare la solita salita del tamburello, statale fino a Pietra, poi ciclabile e stradine interne e siamo a Sarche, si costeggia il lago di Toblino, su a Padergnone e giù a Santa Massenza con il giro intorno alla centrale elettrica tutto su pavè, bellissimo, e siamo al giro di boa.
Già si torna, il vento adesso è dalla nostra, restiamo sulla statale che si vola, 35, 40, 45km/h, ma c' è un prezzo da pagare, il freddo, più vai forte e più l' aria gelida ti si infila dentro, i piedi si ghiacciano, le mani perdono sensibilità e non riescono più neanche a cambiare, ma poco importa, Arco già si vede all' orizzonte, e in pochi minuti siamo a casa.
Cosa sono 50km per un randagio? Tutto e niente. Di solito qua, in una lunga randonnée, non hai fatto neanche un controllo, non ti sei ancora fermato a fare i bisogni, nè a mangiare. E non ti sei neanche accorto di farli. Ma il bello, se ne fai solo cinquanta, è che te li vivi tutti dal primo all' ultimo ed è per questo che non mi stancherò mai di fare i miei giretti da 50km.

giovedì 17 dicembre 2009

Punta Veleno ci vediamo in primavera!

Il meteo non lasciava troppo spazio alla fantasia, correnti Siberiane in arrivo, è finita la pacchia. Già me ne ero accorto dallo strato di ghiaccio che nelle ultime mattine si formava sulle auto parcheggiate davanti a casa, ma oggi l' ho provato sulla pelle.
Avevo puntato la sveglia di buon' ora stamattina, volevo sfruttare al meglio la giornata libera, ma poi proprio non ce l' ho fatta ad uscire presto. Ogni volta andavo in giardino e rientrando mi dicevo: "Dai, ancora dieci minuti e poi vado", ma i dieci minuti passavano e la temperatura non si alzava.
Alla fine alle 10:30 mi sono fatto forza, ho tirato fuori dal baule la salopette per le grandi occasioni invernali (quella in windstopper, datata e scomoda ma pur sempre più calda di una tradizionale), sono sceso in garage, ho attaccato alla Specy la borsa Carradice con dentro un cambio di vestiti e sono partito, direzione Punta Veleno!
Due parole su questa salita. E' un mostro! Tanto per intenderci, ha un indice di difficoltà di 205 (per fare un esempio il Mortirolo da Mazzo è 186!). Tra le più dure in Italia e non solo.
Vicina a casa, l' ho sempre temuta rimandando di volta in volta la sua scalata, anche pochi giorni fa, quando l' amico Musseu aveva organizzato come ogni anno la sua salita dicembrina che avevo dovuto rifiutare per colpa del lavoro (e lui è andato sotto la pioggia, grande come sempre!).
L' impatto con l' esterno non è dei più piacevoli, non ho il passamontagna e la faccia mi si congela subito, seguita a ruota dai piedi, che nonostante le calze in lana merinos e i copriscarpe pesanti, mi abbandonano dopo pochi chilometri. Che pretendo, ci saranno 1 o 2 gradi al massimo...
Prendo la ciclabile fino a Torbole e poi giù per il lago; incontro anche un altro ciclista, scambiamo due parole prima di salutarci, lui va a Castelletto, non oso dirgli i miei progetti, mi darebbe del matto! E' troppo presto per il sole da questo lato, la mattina viene illuminato solo il versante di Limone, in compenso c' è un ventone che spinge, e fino ad Assenza volo tra i 35 e i 40 orari!
Ci siamo, un cartello indicatore indica la partenza della salita tra 1.9km, ma per arrivarci già si scomodano pendenze superiori al 10%, un primo test per vedere se è il caso di proseguire oppure no! Sommavilla di Brenzone, si scende un po' di quota ed ecco Castello, l' incubo inizia.
Mi levo una maglia e via, la temperatura è sempre quella, max 3°.
15%, 16%, punte al 19%, non molla mai, i tornanti sono talmente piccoli che non servono a recuperare, la ruota davanti s' impenna, incredibile! Non riesco a pedalare in piedi, resto seduto per tirare con il manubrio, il 34x28 quasi non basta, le gambe sono già di legno dopo pochi metri, la velocità si attesta sui 5,8-6 km/h, si soffre, faccio fatica anche ad alzare la testa per vedere il panorama sul lago.
Mi devo fermare un secondo, che dura! Faccio una foto, mi tolgo i guanti e riparto.
E' freddo, troppo freddo, il sole non è ancora spuntato: dopo 3.5 km di inferno, ho una brutta sorpresa. Ghiaccio. La strada ne è ricoperta da uno strato sottilissimo. Cazz...Devo prendere una decisione e opto per la più saggia. Rinuncio. A malincuore. Anche se riuscissi a salire ancora un po', la discesa sarebbe troppo pericolosa da fare con la specialissima e non voglio rischiare una brutta caduta.
Mi cambio e faccio dietro front, e scopro che è dura da fare anche in discesa! Poi, una volta sul lungolago, il vento mi chiede il conto per il passaggio di prima e ora mi tocca lottare per superare i 20 km/h. Dopo una piccola pausa a Torbole su una panchina al sole per riprendere conoscenza dallo stato di semi-ibernazione in cui verso, arrivo a casa dove una doccia bollente mi riporta in vita.
Peccato, niente scalpo, ma appena salgono le temperature si torna all' attacco.

lunedì 14 dicembre 2009

Bocca di Tovo, e son 200!

Era il mio secondo grande obbiettivo di stagione dopo la Londra-Edinburgo-Londra, arrivare a quota 200 colli scalati con la mia bicicletta. E oggi ce l' ho fatta!
Volevo che fosse un colle speciale, da ricordare, come era stato per il numero 100, l' Umbrail Pass, conquistato in un giro ad anello indimenticabile durante la mia prima ascesa di sua maestà "Re Stelvio" il 28-08-2008, in compagnia della Vale nel giorno del suo compleanno. Dando uno sguardo alla cartina Kompass dell' Alto Garda ho scovato questo colle, Bocca di Tovo, situato a 1079mt slm su una strada forestale non troppo distante da una salita già percorsa alcune volte, quella per il Passo di San Giovanni.
Le previsioni meteo oggi davano neve a bassa quota, che fare? Semplice, basta prendere la ruote grasse, così sono sceso in garage un po' prima e ho rispolverato la mia gloriosa MTB datata anni '90, una sistematina alla sella, un' oliata alla catena e sono partito.
Il freddo è pungente, mani e piedi sono partiti in tempo zero, per fortuna l' attacco della salita è vicino e in un attimo ci sono: Varignano, si aprono le danze! La partenza è di quelle spaccagambe, se la si guarda da lontano la strada sembra disegnata con un righello sulla costa della montagna; fino a Padaro si va su dritti, neanche una curva vera, e il cartello in cima indica un bel 15%. Di buono c' è che mi scaldo, mi devo togliere la maglia a maniche lunghe della squadra rimanendo così con l' intimo in lana Merinos più la giacca Windstopper. Padaro, 300mt slm, si tira il fiato, ma dura poco, subito la salita riprende a rilanciare, è la fase più dura, solo i tornantini aiutano a mollare un attimo, per altri 2.5km la fatica è tanta, poi, poco prima di Mandrea, una tregua. Ne approfitto per fare una foto al magico Lago di Garda...quando inizia a nevicare! Il che vuol dire 0°!Altri 3km e sono al Dos del Clef, 700mt circa slm, punto in cui devo abbandonare la strada principale per immettermi sulla forestale che conduce alla Bocca di Tovo; fine dell' asfalto, si volta a sinistra, inizia lo sterrato. Sgonfio un pochino le gomme e via.
Dalle mie indicazioni in 2.8km dovrei essere in cima, la strada è ripida, opto per il rapportino davanti per salire in agilità. Si comincia a vedere la neve a bordo strada, mano a mano che salgo la striscia di terra si fa sempre più sottile fino a scomparire. Spettacolo, davanti a me uno strato di 10cm di neve fresca invade tutta la carreggiata!Sembra incredibile ma riesco a salire alla perfezione, la bici non fa una piega, le gomme tengono bene in trazione, salgo avvolto dal silenzio, si sentono solo il mio fiatone e lo scricchiolio della neve che si rompe al mio passaggio (sono felicissimo di avere preso la MTB, mi era balenato per la testa di salire per la sterrata con la BDC, senza a quest' ora sarei stato di ritorno, e senza "scalpo"). Percorro tutta la strada a mezzacosta, poi la salita svolta secca a destra abbandonando la visuale del lago; intravedo la bocca, ancora poche rampe, la neve a terra aumenta sempre più, la ruota posteriore inizia a faticare, a tratti slitta ma riesco a stare sulla bici fino in cima, poi ecco che spiana, c' è il cartello, è fatta, mi esce un piccolo grido di gioia! Smonto dalla sella, che atmosfera strana! Sono solo in mezzo alla neve con la mia bicicletta, è bellissimo.Riorganizzo un attimo le idee, in primis foto ricordo, faccio un cumulo di neve per l' autoscatto, poi mi vesto bene con tutto quello che ho e mi mangio un po' di miele che mi ero portato: sarà l' emozione, ma non sento neanche troppo freddo.
La discesa con la neve è un po' più problematica: all' inizio il sentiero è davvero ripido (credo che avrei seri problemi pure in condizioni asciutte!), mi tocca smontare e spingere per una decina di minuti, ma appena la strada si allarga ci provo, aggancio i pedali e...si va alla grande! La bici è stabile, mi diverto come un matto! Ogni tanto mi fermo per dare un' occhiata alla cartina per non sbagliare, per il resto fila tutto liscio. La neve mi tiene compagnia fino a Treni, poi attraverso uno splendido castagneto e ritorno su asfalto, Tenno e giù fino al bivio per Volta di No', dove una ripida carrozzabile tra le olivaie mi riporta ad Arco proprio mentre spunta il sole, concedendomi di scaldarmi nell' ultima tratta verso casa, più di così...

mercoledì 9 dicembre 2009

Pausa pranzo alla Sella di Calino

Mi ritengo uno fortunato.
Vivo in un luogo magico, un paradiso ambientale che, per fortuna, non ho ancora finito di scoprire.
Il cielo terso e l' aria cristallina di oggi mi hanno stimolato a cercare qualcosa di diverso per la mia uscita della pausa pranzo; così mi sono avventurato su di una salita nuova, scoperta sempre grazie ai cataloghi del Club Cent Cols, la Sella di Calino. Per di più era segnata come R1 (che significa sterrata), fattore che dava più interesse ancora all' ascesa!
Alle dodici e trenta sono in sella, direzione Riva del Garda: i primi chilometri della salita li conosco bene, è la stessa che porta al Passo del Ballino, si passa da Varone, Gavazzo, Tenno, tutto facile fino a Ville del Monte, 530mt slm. Da qui mancano più di 430mt di dilivello diluiti su 5km per arrivare alla sella, ma qui inizia il gioco, territorio inesplorato, si va alla scoperta.
Nel centro del paese si gira a destra seguendo i cartelli per il rifugio S. Pietro; la pendenza è ancora tranquilla, oggi la giornata merita proprio, la stradina si avvicina al borgo medioevale di Canale con una vista panoramica sul lago di Garda spettacolare, traffico assente, siamo io e la natura.Mi fermo su di un tornante per scattare una foto e osservo in alto, la pacchia è finita, la strada si arrampica verso l' alto con un rettone infinito! Via di rapportino e parto, la gamba spinge, il cuore sale a tutta, guardo il contachilometri, 6.5km/h, al limite del ribaltamento! Un chilometro e mezzo d' inferno, sembra non finire mai, le pendenze (come scoprirò arrivato a casa dal grafico) viaggiano sul 15%, mica poco! Poi a Calino la strada spiana, quota 851mt slm, prendo a sinistra seguendo ancora le indicazioni per rifugio S. Pietro (strada) ed ecco che arriva il bello, l' asfalto a tratti cede il posto allo sterrato, ci sono anche fango, ghiaccio e neve, ma niente di troppo problematico! Mi gaso e vado a tutta, la bici reagisce bene, i copertoncini da 24mm fanno il resto. Ultima rampa dura, i cartelli indicano 10 min. (a piedi) per la sella, poi ecco la spianata, la neve aumenta, il ghiaccio pure, ma ormai è fatta, mi fermo, c' è una persona, chiedo conferma, sono sulla sella, obiettivo raggiunto, quota 961mt slm! Unico neo, si finisce in uno slargo nel bosco dove la vista non viene ripagata dallo sforzo speso fin qua, senza però nulla togliere alla bellezza di questa salita.
Alle 14:30 sono di nuovo a casa, due ore immerso nel mio mondo per fare il pieno di energia, piccole cose che rendono grande la vita.

domenica 6 dicembre 2009

Giù (e su) per il lago

E' alle porte. L' inverno.
Guardo fuori dalla finestra, il cielo è grigio, la neve ricopre già tutte le cime che posso osservare da casa mia, lo Stivo, il Misone, il Dos de la Torta, il Tofino, la Rocchetta e giù fino al Baldo. Il paesaggio sta cambiando colore, tramutandosi in un più triste bianco e nero.
I più in questo periodo mollano il colpo, in giro si incrociano solo alcuni adepti del pedale, gli stakanovisti, quelli che la bici non la mollano mai, quelli mossi solo dalla passione, chi, come me, esce esclusivamente per il gusto di farlo, niente medie o allenamenti, si tratta solo di mettere il culo sulla sella e pedalare, e se poi piove, o nevica o c'è la nebbia o fa freddo, beh, meglio così, ci sarà un' emozione più grande da ricordare.
Così stamattina ho tirato in ballo anche la Vale e siamo partiti, direzione sponda occidentale del Lago di Garda. Lei non esce in bici da quasi un mese, ma non si preoccupa quando le dico che ci sarà da salire un po', spirito randagio inside!
Siamo ben vestiti, la velatura nel cielo non fa salire la temperatura che rimane sotto i 10°, comunque ancora accettabile; nella mia nuova Gilles Berthoud ho infilato un paio di magliette di ricambio per tutti e due, in discesa sarà freddo, meglio essere asciutti.
Puntuale come sempre, il Peler soffia forte, facendoci pesare meno i primi chilometri, poco più di 30 per l' esattezza, fino a quando non prendiamo la strada che sale in direzione di Tignale: è una salita facile ma molto bella, si attraversano le piccole frazioni di Piovere, Oldesio e Prabione, arrivando ad una quota massima poco superiore ai 600mt slm. Prima di raggiungere il paese di Vesio, la strada scende e risale un paio di volte, con strappi anche superiori al 12% che adesso fanno male; le gambe sono vuote, ma la testa ha imparato a non mollare mai, intorno alle 13:30 scolliniamo.
Stanchi e infreddoliti cerchiamo riparo in un bar: atmosfera squallida, mangiamo un panino in fretta, ci cambiamo la maglietta della pelle e ripartiamo.
La giacca in Gore fa quello che può, per fortuna la strada è così ripida che non riesco a mollare troppo la bici e la velocità resta contenuta. In 6km piombiamo su Limone: piedi e mani andati, si tirano i remi in barca, accendiamo le luci per le gallerie e ci dirigiamo verso casa; la Vale accusa un po' di stanchezza, le parole sono finite, mi godo in silenzio il lungolago nella sua veste invernale fino a destinazione.
E' ora di una bella doccia bollente...e di pensare al prossimo giro!

sabato 28 novembre 2009

Birthday ride

Oggi mi sono regalato un colle nuovo.
Niente lavoro, da alcuni anni ho deciso che il giorno del mio compleanno mi prendo ferie, e così è stato anche oggi; purtroppo una forte bronchite della Vale ha rovinato un po' i piani, ridimensionando un attimo gli obbiettivi.
Due pezzi nuovi sulla Freccia da provare: portapacchi anteriore Nitto "Mark' s rack" preso direttamente dagli States, e una meravigliosa borsa manubrio Gilles Berthoud da ben 10l di capienza. Due piccole opere d' arte.
Infilo nella borsa una maglietta intima in lana Merinos, la giacca in Gore, una camera d' aria, un panino e verso le 11:00 mi metto in marcia, destinazione Passo Bordala. Una salita che conosco bene, perfetta per questo periodo, affrontata da Loppio non presenta particolari difficoltà, a parte la lunghezza, ed è esposta tutta al sole, che oggi splende nel cielo.La destinazione vera però non è il passo, ma una sella che dovrebbe trovarsi nei dintorni, a 1285mt slm, che ho scoperto di recente consultando i cataloghi del Club Cent Cols.
Vengo subito sorpreso dalla temperatura, 14/15°, si sta benissimo, il cielo è limpido ma l' asfalto è ancora fresco di pioggia; i primi chilometri fatico a trovare l' andatura. E' sempre così quando passo da una bici all' altra, troppa differenza di geometrie tra il vecchio e il moderno; in compenso però noto subito che il binomio borsa-portapacchi funziona alla grande. Avevo paura che la borsa traballasse un po', legata solo con i suoi tre cinghietti di pelle (due al manubrio, uno al portapacchi), invece resta perfetta al suo posto calzando a pennello; in più la stabilità della bici è migliorata di molto rispetto alla Vaude (che si attacca al manubrio con sistema Click-fix) grazie al baricentro più basso, e nei fuorisella si sente poco.
A Loppio attacco la salita, provo a tenere la corona media davanti, ma duro poco, dopo un paio di chilometri devo cedere al 30 anteriore ma non mi scoraggio, non mi corre dietro nessuno, così un po' alla volta i chilometri passano, attraverso Valle S. Felice, poi Pannone e Ronzo Chienis. 1000mt di quota e la temperatura è ancora gradevole, una giornata bellissima con nessuno in giro, ritmo lento e mi gusto la scalata, ancora 5km e sono in cima.
Passo Bordala, mi fermo un istante seduto al sole davanti al rifugio (che però è chiuso) prima di proseguire. Per raggiungere la sella bisogna prendere la strada che subito dopo il valico devia a destra in direzione di Malga Somator; mi aspettavo una sterrata, invece mi trovo davanti una stradina stretta ma asfaltata alla perfezione. Dopo circa un chilometro e mezzo raggiungo la sella, ma decido di proseguire fino alla malga per concedermi una sosta.Sgancio i pedali e appoggio la Freccia, il panorama spazia su tutta la valle sottostante, mi godo un attimo nel silenzio la vista prima di entrare dentro a divorare un panino, lauta ricompensa per lo sforzo speso per arrivare qua.
All' interno la stufa a legna della cucina espande un calore piacevole, che rende difficile la mia ripartenza, ma devo darmi una mossa, la Vale è a casa che mi aspetta! Mi cambio la maglietta intima, mi rivesto e mi tuffo in discesa, percorrendo a ritroso la via di salita. In un attimo sono di nuovo a Loppio, poi Passo San Giovanni, Nago e di nuovo a casa, con un colle nuovo da aggiungere sulla lista e lo spirito arricchito dalla scoperta di un angolo di territorio in una passeggiata classica, grazie all' idea del Club Cent Cols.

giovedì 19 novembre 2009

Mare calmo

Il mare. Pedalarci accanto è una sensazione unica, speciale, toglie il fiato, soprattutto per chi, come me, è abituato a pedalare quasi sempre in montagna.

Sono appena tornato da una splendida settimana di vacanza a Finale Ligure; sette giorni di passione verticale spesi a consumare i polpastrelli sulle rocce, insieme al gruppo di amici/colleghi del Vertical Sport. Non mi sono fatto sfuggire l' occasione però, di portare con me la bicicletta.
Giovedì era previsto giorno di riposo, ed essendo di base a Orco Feglino volevo farmi una pedalata per andare alla scoperta del territorio Ligure. Il Colle di Melogno è la salita classica di Finale, quindi ho deciso di conquistarlo; in teoria poi non sarebbe dovuto essere nemmeno troppo freddo in cima. Ok, è Novembre e il colle supera i 1000mt di quota, ma qui in Liguria le temperature sono più alte che a casa mia, quindi giacca in Gore nella tasca della maglia, su i gambali, cappello e guanti invernali e si parte.
Dopo una mega colazione mi metto in sella. Primi chilometri in discesa per raggiungere il bivio nei pressi del casello autostradale di Orco Feglino e giro a dx, direzione Carbuta: questa è la salita meno frequentata, sono le nove del mattino, la temperatura è primaverile, si suda. La gamba non è delle migliori e le pendenze sono cattive; 34x28 e prendo il mio ritmo, lento.
Ogni tanto incontro qualche cacciatore armato di tutto punto pronto per la sua battuta al cinghiale, per il resto il silenzio è rotto solo dalle raffiche di vento che oggi non perdonano. Il suo sìbilo si infila nel bosco, le piante si piegano davanti a tanta forza, in certi momenti mi sembra di non avanzare, poi però basta fare una curva e quello che fino a poco fa era un nemico, ora mi spinge, alleviando la fatica per alcuni istanti. La temperatura scende di pari passo con la quota che sale. Ripenso al Bandito: "Và che lassù farà freddo!". Ora so che aveva ragione, l' effetto benéfico del mare qui non arriva, il Melogno fa da scudo e raccoglie a sè tutte le nubi della zona. In poco meno di venti chilometri è cambiato completamente lo scenario, la temperatura è scesa a 8°, l' asfalto è bagnato e il cielo coperto. Quando manca un chilometro al passo mi ricongiungo alla strada che sale da Finale, e percorro quest' ultimo tratto facile fino al valico.
L' ambiente è severo, sul passo si attraversa il Forte Centrale, un' antica costruzione militare risalente al XVIII secolo ad opera dell' esercito austro-piemontese, a ricordare che qua si è lottato per il territorio. Circondato da un fossato, il forte dona al valico un' aria inquietante ma molto suggestiva; mi fermo alcuni istanti sotto il passaggio per vestirmi e mi tuffo in discesa, anche perchè qua non c' è anima viva, nessun locale aperto per scaldarmi, bisogna scendere.
La strada che porta a Calizzano è tortuosa, la neve sui lati mi ricorda che è meglio non esagerare con le pieghe, alla prima staccata la bici mi parte dietro, ma per fortuna resto in piedi! Non sono ancora riuscito a domare il mio cavallo in carbonio...Incontro due intrepidi ciclisti che salgono al passo avvolti nella nebbia, un rapido saluto e torno a concentrarmi sulla discesa. Dopo nove eterni chilometri raggiungo il paese; mi infilo subito in un bar per scaldarmi un po'.
Caffè, brioches al cioccolato e va già meglio!
Ripenso alla mia idea di proseguire nell' entroterra verso il Piemonte: inizialmente avevo pensato di salire anche il Colle dei Giovetti, scendere a Bagnasco, Garéssio, Colle S. Bernardo, Albenga e ritorno a Finale, ma visto il meteo non proprio favorevole batto in ritirata! Mi dirigo a Bardineto, e da qui, con una facile salita, raggiungo il Giogo di Toirano; quanti ricordi, ci sono passato in primavera durante la randonnée di 300km "Dalle valli al Mare", era notte fonda ed ero in compagnia del mitico Ivano Vinai, che avventura! La discesa è spettacolare, ma soprattutto la temperatura sta risalendo, incredibile l' influenza del mare sul clima, uno sbalzo termico di 12° in pochissimi chilometri. Si passa accanto a ripide pareti di roccia, attrezzate di recente per l' arrampicata sportiva, ma la valle ha ancora un sapore aspro e selvaggio.
Rapida telefonata, la mamma mi aspetta per il pranzo, bene!
Riparto a stomaco pieno, davanti a me gli ultimi facili chilometri di Aurelia che con il sole del primo pomeriggio sono uno spettacolo, il mare è calmo, poco traffico, spiagge deserte; raggiungo gli amici a Finale, bevo un caffè e affronto l' ultimo strappo fino a destinazione, Villaggio Caviglia, da "Il Bandito e la Principessa", un luogo incantevole che due persone hanno reso speciale (la Raffa cucina benissimo e il Bandito è semplicemente un mito!). Grazie, mi sono sentito come a casa.
Un centinaio di chilometri con poco meno di 1500mt dsl in un contesto nuovo, ma pur sempre emozionante.